LA LOGICA DELLA FOLLIA – Il 1° capitolo

 

“Quando hai voglia di uccidere qualcuno non devi preoccuparti di come farlo, ma di chi potrebbe accorgersene. E soprattutto, di non lasciare mai tracce…”
(Il ‘dottore’)

 

‘‘La persona o le persone sul luogo ove è stato commesso un crimine, quasi sempre lasciano qualcosa o portano via qualcosa.”
(Edmond Locard)

 

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai cura di osservare.”
(Sherlock Holmes)

 

1 – Incrocio tra via Dante e via Brigata Regina – Bari
21 Dicembre 2009, ore 22.45

La serata era stata lunga e noiosa. Quando rientrò a casa, Andrea Pantaleo non cercò neppure di capire il perché. In fondo, gli altri si erano divertiti. Lui invece, per niente. Ora voleva solo andare a dormire. Era in bagno a lavarsi i denti quando udì squillare il cellulare. Smetteva e ricominciava. Sulle prime se ne infischiò e continuò a fare le sue cose. Era troppo seccato e non aveva alcuna voglia di parlare, con nessuno. Pochi secondi dopo anche il telefono di casa sembrò essere impazzito. Più lui lo ignorava più quello suonava. Si asciugò le mani e andò a rispondere. Sul cellulare erano nel frattempo arrivate oltre sei telefonate delle quali si era totalmente disinteressato.
“Pronto!” esordì.
Il tono nervoso creò dall’altra parte qualche attimo di silenzio.
“Ispettore… sono Lomonaco. Mi trovo in Via Brigata Regina, angolo via Dante, con altri colleghi di tre volanti.”
“Che culo Lomo’. Mi fa un casino piacere per voi.”
Il poliziotto fece finta di non sentire.
“Siamo stati chiamati dieci minuti fa per una sparatoria. Appena arrivati abbiamo constatato tre uomini a terra, falciati da proiettili di mitra.”
Dal tono l’agente sembrava meravigliato.
“Lomo’, tu lo sai che lavori alla squadra omicidi, vero?”
Ancora silenzio dall’altra parte.
“Stavo per andare a dormire, non sono di turno stasera.”
“Sì, lo so. Infatti, c’è già l’ispettore Olrici, oltre alla dottoressa Roveri, ma a dire il vero… è stato il Vice Questore Aggiunto Salvemini, che è qui, a chiedermi di chiamarla.”
“E perché?”
L’agente Lomonaco non sapeva cosa dire.
“Va be’, so’ capit’, u’ solt’ scienziat’! Prima o po’…” disse Andrea, sottovoce.
“Prego?”
“Lomo’, fatti i cazzi tuoi che oggi non è serata.”
“Mi perdoni, è solo che…”
“E’ solo che un cazzo! Ho capito, non rompere le palle. Sto arrivando. A proposito, mi raccomando.”
“Sì ispettore, non si preoccupi. Quando arriva troverà il suo cappuccino. Bollente.”
“Bravo. Questa tua intuizione è da promozione, la terrò presente. Tra qualche anno” concluse Andrea, mettendo giù.
Lomonaco aveva la solita faccia di quando doveva avere a che fare con l’ispettore Pantaleo: vivace, e rassegnata. Era abituato a quel tono. Come alle sue parolacce in dialetto e alle battute sarcastiche. Non avevano nulla di personale, facevano solo parte del suo stile. Neppure sempre. In alcune circostanze un simile modo di fare risultava persino divertente.
Quella sera invece, no. Affatto.
Vedere quei tre cadaveri, uniti da una morte inumana e sfigurati dalle pallottole di mitra, a soli due giorni dalla vigilia di Natale, procurava a lui e ai suoi colleghi un sommesso senso di nausea che non rendeva facile reggere, al solito, i fuori riga dell’ispettore Pantaleo. D’altra parte, questo non era un motivo sufficiente per spingerlo a mutare d’una virgola la stima che da sempre nutriva verso di lui. Conosceva l’ispettore da oltre dieci anni. Per la precisione, da quando Pantaleo, entrato in polizia ancora ventiquattrenne, era stato da subito assegnato alla terza sezione della squadra mobile. La tanto ambita sezione omicidi del capoluogo pugliese. Di operazione in operazione gli aveva visto fare cose che pochi sarebbero stati in grado anche soltanto di concepire e sopportare. Standogli a stretto contatto per tutto quel tempo, aveva pian piano imparato a capire come trattarlo.
Ma soprattutto, come parlargli. Quando tacere e far finta di non sentire e quando, invece, arrischiarsi sul terreno minato dello scontro verbale pur di far valere le proprie ragioni. Quella sera, non era una delle volte propizie per prenderlo di petto.
Se solo ci avesse provato durante il breve colloquio di poco prima, l’avrebbe scontato a sue spese. Andrea Pantaleo era uno sbirro. Un vero sbirro, anche nel privato. Un tipo senza fronzoli, privo di qualunque comportamento di facciata, spesso cinico e sarcastico oltre il sopportabile, dal fisico alto e massiccio – in grado d’ingenerare timore in chiunque si trovasse ad avere a che fare con il suo metro e novanta -, che nonostante un carattere imprevedibile e difficile, riusciva a godere del massimo rispetto da parte di tutti. Superiori e subordinati. Persino tra le alte sfere di giustizia del capoluogo pugliese. Una stima che si era conquistato sul campo nei tanti anni di duro servizio. Per molti suoi colleghi delle altre questure italiane risultava difficile comprendere come, e perché, all’ispettore Andrea Pantaleo della Questura di Bari venisse scusata, con una certa frequenza, la considerazione che lui nutriva – senza peraltro mai nasconderla – verso qualunque forma di gerarchia. Pari, se non addirittura inferiore, a quella che lo stesso Pantaleo si degnava di riservare giornalmente alla feccia con cui aveva a che fare.
“Allora Lomonaco, ha chiamato l’ispettore Pantaleo?” chiese il Vice Questore Aggiunto Gianrico Salvemini.
“Sì dottore.”
“E che ha detto?”
“Che ha detto? Che… arriva…” concluse Lomonaco distogliendo lo sguardo imbarazzato.
Il Vice Questore osservò l’espressione dell’agente e intuì qualcosa. Preferì lasciar correre, senza approfondire.
Poteva immaginare quale doveva essere stato il tono della risposta dell’ispettore Pantaleo. Dal canto suo, per un attimo il poliziotto ebbe l’impressione che il Vice Questore fosse turbato.
Certo, un episodio di quella portata alle soglie delle vacanze natalizie non era di buon auspicio, ma forse la preoccupazione che gli si leggeva in volto andava ben oltre quell’ovvia considerazione. Lomonaco si congedò rapidamente, non erano affari suoi. Non obbiettò, né aggiunse altro. Chissà che cavolo gli è preso. Speriamo si calmi strada facendo, se no qui stasera… pensò pochi istanti dopo, rivolto all’ispettore Pantaleo.
Devo subito trovare un bar aperto, si disse avvicinandosi ai colleghi che, nel frattempo, erano intenti a tenere a bada gli sguardi dei curiosi, fissi sui tre cadaveri immersi nel sangue…”

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