IL FILO INCROCIATO – Il 1° capitolo

“Non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole.
Ogni cosa ha il suo precedente.”
(Sherlock Holmes)

1- Liceo scientifico “A. Scacchi”, Bari
02 ottobre 2010, ore 08.05

Jenny se ne era perdutamente innamorata dal primo istante in cui l’aveva visto. Alto, bello, magro, dalla carnagione olivastra, Francesco incarnava l’uomo che avrebbe voluto da sempre al suo fianco, nonostante lei fosse poco più che maggiorenne.
E lui, non si era fatto attendere.
Il loro primo incontro aveva trasmesso a entrambi la certezza di essersi finalmente trovati. Francesco era una vera forza della natura e lei, Jenny, la sua Jenny, assai più timida e posata, non riusciva quasi mai a dirgli di no. Su nulla e in nessuna occasione. Ci provava, ripetutamente, ma alla fine l’unica cosa che le riusciva di fare davvero bene, era cedergli. Anche quel giorno non sarebbe andata in maniera differente.
“Fra’ non possiamo fare di nuovo ics, quest’anno abbiamo gli esami, te ne rendi conto?”
“Lo so cucciola, ma oggi è il nostro anniversario e dobbiamo festeggiare. Tutto il giorno!” replicò lui, mostrando un sorriso impertinente.
“Amore…”
“E dai Jenny, ti prego. E’ una giornata splendida, sembra fatta apposta per noi” le strizzò gli occhi, mentre il serpentone di studenti veniva inghiottito dal portone d’ingresso del liceo ‘A. Scacchi’.
“E va bene, hai vinto tu. Come vuoi, andiamo. Ma allontaniamoci da qui in fretta, non mi va che qualcuno vada a riferire ai miei che ho bombato di nuovo.
Sarebbe la volta buona che mio padre ti viene a prelevare da casa.”
“E chi se ne frega, tanto non mi faccio trovare!”
“Il solito sbruffone. Dai amore, metti in moto e filiamocela” concluse lei baciandolo teneramente. Saliti in sella allo scooter di Francesco si avviarono a tutta birra verso la litoranea. La bella mattinata era stata annunciata da un’alba dorata sorta con il ritmo pigro dell’autunno. Mentre lo scooter divorava il lungomare, verso Polignano, la linea dell’orizzonte alla loro sinistra, dritta come una lama di coltello, lasciava intravedere in lontananza il confine di terra dall’altra parte del mare. Il vento freddo e secco massaggiava con veemenza i visi dei due ragazzi, il cui unico desiderio, ora, era quello di lasciarsi andare quanto prima al contatto dei loro corpi, sempre più ansiosi di nuove scoperte.
Il motorino sfrecciava rapido e rumoroso lungo la statale appena impegnata, all’altezza di San Giorgio, in attesa d’imboccare lo svincolo per la litoranea di Polignano. Il loro paese preferito. Subito dopo, avrebbero puntato dritto verso la Grotta delle Rondinelle, circa trecento metri prima del pub ‘Il Faro’, dove Francesco e Jenny si erano conosciuti nell’inverno di due anni prima. Il calore della bella giornata intiepidiva, senza mai riscaldarli per davvero, i grandi massi della scogliera a picco sulla battigia. Il mare calmo e liscio come olio disegnava lo sfondo perfetto per qualche ora di riparata intimità, tra gli anfratti dell’ampio costone roccioso.
Parcheggiarono lo scooter sotto il piccolo albero che segnava l’inizio della scogliera, dopodiché Francesco si avventurò per primo lungo la parete di pietra che in alcuni tratti digradava con asprezza verso il basso. Jenny, come sempre, lo seguiva a fatica senza riuscire a stargli dietro.
“Dai Franci, va bene qui, fermiamoci ti prego. Non serve andare più avanti. E’ sufficiente per non essere visti.
Ogni volta la stessa storia, dovresti fare lo speleologo, lo sai?” esclamò la ragazza, nell’inutile tentativo di far desistere il compagno dal continuare a scendere lungo la scogliera.
“Su, muoviti! Più giù c’è un posto perfetto per stendersi al riparo. E poi, è così bello sentire il rumore delle onde da vicino, mentre lo facciamo. Certe volte sei una palla di donna!”
“E tu un vero stronzo…”
Era meglio speleologo pensò Francesco, attendendo di spalle che Jenny lo raggiungesse.
La quiete tutt’intorno restituiva un senso di pace e tranquillità che pochi altri posti riuscivano a offrire con tanto inaspettato candore. Quella natura così vera era inebriante come sorsate di vino d’ottima annata.
“Ma tu guarda se mi devo ogni volta sfraganare mani e piedi per colpa tua” borbottò Jenny, avendo ormai quasi raggiunto Francesco. Non appena gli fu di fianco notò nel suo atteggiamento qualcosa di strano. Il ragazzo continuava a mantenere lo sguardo fisso in una direzione che, dalla sua posizione, non era facile capire quale fosse.
“Ehi amore, che c’è?” chiese.
Francesco era immobile, e silenzioso.
“Ou! Vuoi dirmi che sta succedendo?”
L’assenza di reazioni da parte del giovane cominciava a impensierirla. E a innervosirla, soprattutto. Cercò di sporgersi dal lato di Francesco e le sembrò di vedere, tra i flutti lenti e appena spumosi, qualcosa, un piccolo dettaglio, a cui però non riusciva a dare un nome.
“Resta qui, torno subito” le intimò lui, senza attendere conferme. Jenny iniziò a sentirsi d’improvviso fuori luogo.
Confusa e agitata. Quella che doveva essere una bella mattinata da trascorrere a far l’amore con il suo ragazzo, per festeggiare i due anni di fidanzamento, si stava trasformando in un fastidioso e ansiogeno contrattempo.
Vide Francesco oltrepassare agevolmente la barriera di roccia oltre la quale doveva trovarsi il resto della forma sfumata, ondeggiante a pelo d’acqua. Non può essere… pensò il ragazzo mentre si avvicinava al punto fissato. Il suo sguardo invece, gli diede presto conferma di come quel dettaglio fosse esattamente ciò che, a istinto, aveva ipotizzato.
Rimase incredulo e rigido come un blocco di granito.
Ebbe solo la prontezza di appoggiarsi alla parete alle sue spalle, mentre sentiva le forze venirgli meno.
La profonda rientranza oltre il muro frastagliato di roccia faceva sì che Jenny non riuscisse a vedere cosa stesse accadendo dall’altra parte. Ne’ lei ci teneva a rischiare di rompersi una gamba pur di placare la sua curiosità.
“Fraaaa’… Franciiii… Ehi, mi senti?” iniziò a chiamare con tono crescente. Non udì risposta.
“Franci! Ti prego, rispondimi almeno, cazzo!” urlò con voce tremante. Una paura sorda, prepotente, iniziò a farle temere che non si trattasse affatto d’una finta.
“Dai Fra’… non fare il cretino, lo sai che non mi piacciono questi scherzi!” sentenziò ancora più insicura, e tesa.
Sempre silenzio. L’unico rumore che riusciva a udire era il continuo e sommesso sciabordio delle onde, più in basso.
Le prime lacrime, istintive, rapide, cominciarono a solcarle le guance infreddolite, mentre la leggera brezza autunnale continuava a punzecchiarle la pelle del viso. Era sul punto di avvicinarsi, vincendo le sue remore, quando la vista di Francesco le restituì per alcuni istanti quella calma che sentiva di aver perso. Il colorito del ragazzo era pallido da fare spavento.
“Maledizione!” gli inveì contro.
“Che ti è saltato in mente! Mi dici che stai combinando, eh?! Che cosa è successo, porca miseria, me lo spieghi?”
Francesco annuì impercettibilmente, senza replicare.
Era evidente che qualcosa di serio fosse accaduto dall’altra parte del muro di roccia. Cercava, confuso, di trovare le parole giuste con cui dire a Jenny ciò che aveva visto. Sforzandosi, al contempo, di non farla agitare. Proprio non ci voleva nel giorno del loro anniversario. Soprattutto, dopo aver fatto ics a scuola.
“Passami per favore il tuo cellulare, il mio è scarico” abbozzò lui. Jenny lo guardò non accennando alcun gesto.
“Ma vaffanculo! Ti sei almeno accorto che sto tremando? E non per il freddo!”
“Sì… mi spiace.”
“Ti dispiace? Mi stai facendo paura, perché?”
Il ragazzo la guardò appena, tenendo gli occhi fissi verso i massicci spuntoni a picco sul mare. Era visibilmente scosso, nonostante si sforzasse di ostentare il contrario.
“Dimmi che c’è lì dietro!” lo incalzò lei, con voce agitata.
“Niente, niente, tranquilla… Non ti devi preoccupare, è tutto ok. Adesso andiamo, per strada ti dico.”
“Andiamo? Ma sei matto? Dopo che mi hai fatto saltare la scuola? Che bell’anniversario!”
Il giovane non rispose. Non potendone più d’aspettare, la ragazza tentò di superarlo.
“No Jenny, non farlo!” la bloccò d’istinto, stringendole con forza l’avambraccio.
“Franci, mi stai facendo male.”
“Dobbiamo chiamare la Polizia.”
“La Polizia? Ma che stai dicendo?” sgranò gli occhi lei.
“Quello che hai sentito.”
“Mollami il braccio!” gli ruggì contro, divincolandosi con uno strattone, decisa a oltrepassare la barriera rocciosa.
“Aspetta! Resta qui, te lo dico. Te lo dico…”
La curiosità nell’espressione di Jenny era stata in breve scalzata da un terrore sottile, strisciante.
“C’è il corpo di una donna oltre quella roccia” riuscì a sussurrare Francesco, deglutendo a fatica.
La ragazza impallidì. Nel giro di pochi attimi, senza accorgersene, riprese a tremare.
“Non è un bello spettacolo, amore. E’ morta.”

 

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